LA STORIA
Storia
Chi non ha mai sentito il termine “Fare un 48”? L’espressione significa fare una grande confusione e un grande baccano, provocando magari anche delle risse o degli scontri.
Questo modo di dire ha un’origine storica legata direttamente con i Fortini della Fame.
Il numero 48 va infatti messo in relazione con il 1848, l’anno in cui in tutta l’Europa scoppiarono dei moti rivoluzionari…
Nel 1848 i popoli europei insorgono contro i vecchi regimi autoritari e proclamano dei governi di ispirazione liberale. Anche Milano sale sulle barricate e scaccia gli occupanti austriaci.
Sono le “Cinque giornate di Milano”. Tuttavia le forze conservatrici passano presto al contrattacco e la Svizzera si trova ad essere un’isola repubblicana e democratica in mezzo ad un’Europa monarchica e antiliberale.


Uno dei pilastri dell’economia ticinese, nel primo Ottocento, è l’emigrazione. È così che molti ticinesi migrarono all’estero per periodi più o meno lunghi. Una delle mete dell’emigrazione è la vicina Lombardia dove molti trovano occupazione come ramai, stagnini, spazzacamini, filandiere, cioccolatai.
L’agricoltura ticinese di allora è limitata alle
necessità individuali; il Piano di Magadino non è ancora stato bonificato e il Ticino dipende dalla Lombardia per la fornitura dei cereali necessari alla sua sussistenza.
Il Ticino, che aveva salutato con gioia i moti milanesi, con il ritorno a Milano degli Austriaci si trova ad accogliere migliaia di profughi lombardi. L’Austria accusa perciò il Cantone di favorire i cospiratori antiaustriaci e decreta il blocco commerciale. I rapporti con l’Austria rimarranno tesi a lungo e quando, nel 1853, il governo ticinese decreta l’espulsione di alcuni cappuccini lombardi accusati di spionaggio, la rappresaglia austriaca non si farà attendere. Più di 6000 ticinesi residenti in Lombardia sono espulsi e le frontiere vengono chiuse. È il “blocco della fame”.


Una malattia della patata, manifestatasi a partire dal 1845, riduce i raccolti e provoca carestie aggravate nel 1853 dal blocco delle frontiere, nonché dal maggior numero di bocche da sfamare e dall’impossibilità, per molti stagionali, di emigrare verso il Lombardo-Veneto.
Molti giovani ticinesi, attratti dal miraggio dell’oro, iniziano così ad emigrare verso la California e l’Australia. Il Cantone e la Confederazione varano diversi progetti per dare lavoro ai profughi e per fronteggiare la crisi.
La disoccupazione e la fame avvelenano il clima politico e mettono in crisi il governo liberale accusato di essere responsabile del blocco delle frontiere e della crisi che ne consegue.
Il Cantone incoraggia l’emigrazione verso le manifatture della Svizzera interna e avvia la realizzazione di alcune opere pubbliche, mentre nel 1854 la Confederazione mette in atto l’ampliamento di un progetto di fortificazione, già previsto da tempo, a sud di Bellinzona: queste fortificazioni saranno conosciute come “Fortini della Fame”.


Nel 1854, il Ticino è attraversato da un’ondata di disordini politici fomentati dalle forze conservatrici e dall’ala radicale estrema del partito liberale.
Queste due frange decidono di unirsi in un movimento “fusionista” per abbattere il governo, ma un’insurrezione dei liberali moderati fedeli al governo e la repressione antifusionista che ne consegue, riportano l’ordine nel Cantone. Nel frattempo una serie di trattative con l’Austria porta quest’ultima a togliere il blocco della fame permettendo così di uscire finalmente dalla crisi.
Pubblicazioni
Libretto “I FORTINI DELLA FAME” (32 pagine) al costo di 4.- Fr.
Dove trovarlo?
- Fortino Ai Scarsitt, in Muntagna 34, Camorino
- Sportello di Quartiere, in Piazza 10, Camorino
- Ente turistico di Bellinzona, Piazza Collegiata 12, Bellinzona
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